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Federico Rossin

American collage

Il cinema di Emile de Antonio

Credo nel cinema come arte e lotta. Credo che il cinema possa rivelare attivamente come nessuna altra forma è in grado di fare. Credo che il cinema possa essere la cosa in sé piuttosto che qualcosa a proposito della cosa. Credo nel lavoro indipendente con il controllo totale del proprio materiale. Credo nel pubblico. Credo nella scelta.
Emile de Antonio, Movies and Me, 1974

Emile de Antonio ha raccontato come nessun altro l’America della guerra fredda in una serie di affreschi cinematografici sui sogni, le delusioni, le violenze e i desideri di un paese ferito. La sua opera, influenzata dalla tecnica artistica del collage di Robert Rauschenberg e dalla sperimentazione musicale di John Cage, ha tracciato un vigoroso e ancora attuale quadro di una nazione oppressa da una dilagante paranoia ma nel contempo innervata da grandi energie creative e politiche. De Antonio ha insegnato a tutti i registi venuti dopo di lui a servirsi delle immagini d’archivio per combattere l’oblio imposto da un mondo ipertecnologico e ci ha lasciato in eredità una fede incrollabile nel cinema come strumento di lotta e di pensiero.

Emile de Antonio (1919-1989), è stato uno dei più importanti documentaristi degli Stati Uniti e un maestro del cinema di montaggio. Tra i suoi lavori ricordiamo: Point of Order (1963), Rush to Judgment (1966), In the Year of the Pig (1968), Millhouse: A White Comedy (1971), Painters Painting (1972), Underground (1976) e Mr. Hoover and I (1989).

Federico Rossin, critico e curatore indipendente, si occupa principalmente di cinema documentario, sperimentale e d’animazione. Ha scritto saggi pubblicati in numerosi volumi collettivi. Dal 2008 è codirettore artistico del Nodo-DocFest di Trieste e come curatore ha lavorato per diversi festival. Nel 2009 ha curato la prima monografia europea dedicata a Emile de Antonio.

pp. 160 • 2010

ISBN 978-88-95029-34-4



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